mercoledì 20 novembre 2013

ANCHE LA TRUFFA E' BIO

Allevamenti cresciuti a colpi di ormoni, olio deodorato e colorato, frutti di bosco affetti da epatite A, mucca pazza, maiali alla diossina. Sono solo alcuni esempi dei ripetuti scandali alimentari che hanno spaventato la popolazione. Scandali che hanno favorito l'exploit di un mercato che un tempo era solamente di nicchia, ma che ormai sta conquistando un pò alla volta gli scaffali di tutti i negozi: il mercato biologico. 


A fronte di una sempre maggiore sofisticazione dei prodotti alimentari, il biologico offre un maggiore garanzia di sicurezza, in quanto non prevede l'utilizzo di ormoni, pesticidi, prodotti di sintesi e organismi geneticamente modificati. 
Inoltre, l'agricoltura biologica considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati e promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera. 
Dunque un prodotto biologico dovrebbe dare una maggiore garanzia di sicurezza per la salute dell'uomo e dell'ambiente, soprattutto alla luce del fatto che la normativa di riferimento è molto rigida e i controlli dovrebbero essere molto severi. 

Tuttavia, le frodi alimentari non risparmiano nemmeno questo settore. Anzi, con la maggiore diffusione del mercato biologico, sono aumentati a dismisura anche i casi di "bio truffa".
Dall'inizio dell'anno il Nucleo Antifrode dei Carabinieri ha sequestrato in tutta Italia oltre due milioni di finte etichette biologiche e confezioni “ingannevoli” e più di 77 mila prodotti agroalimentari. La Guardia di Finanza, invece, ne ha ritirati dal mercato circa un milione in un anno. Tonnellate di mais, soia e olio di colza provenienti da Ucraina, India, Turchia, spacciati come biologici ma contaminati da un pericolosissimo pesticida che danneggia la salute umana e animale (il clormequat, cioè cloruro di clorocolina, che può provocare nausea, vomito e mal di testa); organismi di certificazione senza scrupoli che falsificano le analisi chimiche per dichiarare bio prodotti quasi tossici. 

Le truffe vengono effettuate tramite la falsificazione delle etichette, l'apposizione di sigle che attestano la provenienza di alimenti per cui in realtà non c'è alcuna tracciabilità, nè si sa dove e come siano stati prodotti e la violazione delle più elementari norme igienico sanitarie (incluso l'utilizzo di agenti chimici vietati dalla normativa sull'agricoltura bio).

Ovvi gli scopi dei "biotruffatori": ingannare i consumatori, i quali acquistano a prezzi elevati prodotti di valore molto scadente, e accaparrarsi i finanziamenti europei elargiti per favorire l'agricoltura biologica. 

In attesa di una normativa più restrittiva (già in elaborazione presso l'Unione Europea) che argini tale dilagante fenomeno, come difendersi da queste truffe? L'unica arma a disposizione dei consumatori è l'acquisto più consapevole: comprare il più possibile prodotti a filiera corta, sicuramente più freschi ma anche più facilmente rintracciabili, e affidarsi alle catene di distribuzione più sicure. Ma soprattutto evitare il più possibile acquisti on line (è proprio la rete il palcoscenico della maggior parte delle truffe), a meno che non si tratti di un venditore certificato ed affidabile.

Nessun commento:

Posta un commento